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Visualizzazione dei post con l'etichetta Racconto in movimento

La pergamena di Antonia Calabrese

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  Era una mattina di sorprese, quella, quando il sole spuntò all'orizzonte e la notte si ritirò con un sospiro. Era il mio respiro, come un occhio che si apre per affacciarsi su un mondo rinnovato, sincronizzato con l'arrivo del nuovo giorno. Un lampo di luce squarciò l'oscurità, mentre il tuono che risuonò come un grido di gioia mi penetrò l'anima, mi provocò un brivido. Mi trovai in un luogo misterioso, deserto, dove un sentiero ricoperto di foglie rosse mi invitava ad avventurarmi, rischiarato da un raggio di luce. Seguii quel sentiero, e vi scoprii una grotta nascosta tra le rocce umide e calde. Il sole che si rifletteva sulle pareti creava un bagliore magico, e lì, proprio lì, all'improvviso comparisti tu. Muovevi le mani, ricordo, e il volto verso la luce. Emanavi un'aura di purezza. Notai subito tua madre accanto a te, la sua pelle bianca e morbida, i capelli lisci e scuri che danzavano nel vento pervasi di riflessi luminosi, rossastri. Insieme, avevat...

Dalla parte di Margherita di Antonia Calabrese

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            (ispirato a una storia vera)        Correva l’anno 1960 e Margherita si trovava in una fase difficile della sua vita. La morte del padre l’aveva profondamente addolorata. Cercava dentro di sé di ritrovare la tranquillità, smaniosa di un po’ di pace come dell’aria stessa. Assieme alla serenità aveva smarrito il sonno. Trascorreva le ore della notte con gli occhi sgranati a fissare il buio della stanza, coi sensi allertati a ogni benché minimo rumore. Le vennero prescritti dei sedativi che l’aiutassero a dormire. Fu in quei giorni bui che scrisse un toccante tributo al suo defunto padre: “Era una persona meravigliosa, cuore ed epicentro della nostra famiglia felice“. Finì per aggrapparsi alla fede trovando conforto nel credo profondamente radicato in lei per cultura familiare.         La sua religiosità le diede la forza di andare avanti e affrontare con forza d’animo le maggiori avversità. Lasciò il Pa...

L’importanza di fidarsi di Antonia Calabrese

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  Foto di  Myriams-Fotos  da  Pixabay       C 'era una volta una nave in balia della tempesta con tre amici a bordo: Tom, Dick e Harry. Tom era il capitano ma Dick e Harry non erano molto sicuri delle sue capacità, specialmente in una situazione così pericolosa come quella in cui si trovavano. Mentre la nave si dimenava in mezzo alle onde, i tre amici discutevano su cosa fare. "Dobbiamo alzare le vele!" disse Tom. "No, dobbiamo lasciare le vele giù!" Disse Dick. "Ma così perderemo tempo prezioso!" rispose Tom. "Ebbene, hai un'idea migliore?" chiese Harry sarcasticamente. In quel momento, un tritone con intenzioni amichevoli apparve davanti alla nave. Tom, incredulo, chiese: "Ma cosa vuoi da noi, tritone?". Il tritone rispose: "Ho sentito le vostre difficoltà e sono venuto ad aiutarvi. Ma per farlo, dovete seguire le mie istruzioni." I tre amici si guardarono con diffidenza ma si resero conto che avevano bisogno di a...

Una testimonianza di Antonia Calabrese

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  Era una bella giornata di novembre. Per non annoiarci ad aspettare l'autobus ci avviammo verso il lungomare. Salerno era illuminata da un sole splendido, l'aria era calda e piacevole. Un giovane dai capelli e barba castani stava rovistando in un cestino dell’immondizia. Pensammo che fosse un povero affamato. Il biglietto lo avevamo già fatto. Presi i pochi soldi che avevo e glieli offrii. Non mi aspettavo un rifiuto. Lui mi guardò intensamente e scosse il capo. Provai dispiacere ma alla mia insistenza rispose: «Ho già mangiato.» Ferma e vergognosa di me, coi soldi in mano, lo considerai sorpresa della sua bellezza, ammirata della dignità e compostezza, finché mia sorella mi tirò via. La domenica seguente il mio paese fu colpito dal violento terremoto che cambiò la mia come la vita di molti altri. Mentre con mio marito ci precipitavamo fuori di casa, le mura del palazzo oscillavano, si rompevano e si ricucivano. La terra sembrava aprirsi in voragini. C'era un caos totale....

Luoghi comuni di Mimma Leone

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  Luoghi comuni Andai via da quella piccola sporgenza del basso Salento all’inizio dell’anno. Salutai con sguardo assente le facciate delle case in periferia, ingentilite dal bagliore stanco delle sei, mentre il treno procedeva a nord del borgo. Attraverso gli aloni del finestrino, vidi sfrecciare foglie e rami, e poi distese d’addio dietro passaggi a livello incustoditi dai secoli e divisi dai campi di lavoro, ereditati dal tempo. Posai lo sguardo sul cemento delle prime città, sulla solitudine di pendolari annoiati dai ritmi quotidiani, e vidi lacrime mai versate per il loro presente senza slancio, inghiottito dall’urgenza della normalità. Ero una di loro e scappavo via, ma non lo sapevo ancora. Anch’io avevo lacrime nascoste che avrei raccontato solo molto tempo dopo, e che nel frattempo avrei nutrito di ricordi e silenzi prolungati. Rivissi il mio passato in un sonno discontinuo, intervallato dal passaggio di luci e viaggiatori, vagoni sovraffollati e voci sconosciute, f...

Due di Gisella Cominone

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Luca e Anna si conoscevano meglio di chiunque altro. Avevano lo stesso modo di scherzare, amavano la stessa ironia e sapevano i segreti l'uno dell'altra. Lui abitava a Perugia.  Lei abitava a Parma. Non si erano mai incontrati, ma durante una brutta e lunga quarantena nazionale si erano trovati a un evento on line di un artista amato da entrambi. «Mi insegnerai le cose che devo imparare a fare e mi farai agire bene?» digitava sulla tastiera lui. «Farò di te un'aquila!» ticchettava lei dal PC. Quel giorno, Luca decise che Anna era la persona cui potersi affidare. Lo stesso giorno, Anna decise che avrebbe reso Luca perfetto. E iniziarono a scambiarsi mail e messaggi ogni giorno. Luca di solito comandava e controllava. Non era tipo da affidarsi. Mai. Erano gli altri ad affidarsi a lui. E lui, minuzioso e scrupoloso, gestiva tutto. Si occupava della sua azienda e dei bisogni di ogni singolo dipendente; cucinava pasti sani e nutrienti su calcoli calorici settimanali, organizzava...

La casa in riva al mare di Dave Given

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di Dave Given  ispirato dall'omonima  canzone di Lucio Dalla   «Oggi sono certo che ci siamo guardati. Giova’ capisci? Ci siamo guardati.» Giovanni ormai non capisce più quello che dico, ma non mi sembra un motivo sufficiente per non parlargli più. Poverino, è diventato così vecchio. Ho visto la pelle corrugarsi e aggrapparsi al suo volto giorno dopo giorno in questi vent'anni . I capelli gli sono diventati tutti grigi, insieme ai suoi sentimenti. Eppure non era così, ma ci sta da comprenderlo, lui non ha più la sua Maria. Per me è diverso… perché ho ancora una casa e una promessa da mantenere. Siamo uomini e valiamo tanto quanto i nostri sogni. Lui ha smesso di sognare invece. Lo ha fatto precisamente il 22 dicembre del 1994. Me lo ricordo ancora. L’ho visto morire dentro quel giorno e certe cose non le dimentichi. Quel farabutto di un avvocato gli rubò le parole, lasciandogli solo monosillabi. Non avevo mai visto nessuno cambiare in modo così repentino. Lui che amav...

Racconto in Movimento

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Foto di Pezibear da Pixabay Vuoi vedere pubblicato gratuitamente un tuo racconto? Se possiedi i diritti su un tuo racconto originale, questa è l'occasione perfetta per condividerlo! Inviaci il tuo scritto, accompagnato da una breve biografia e un'immagine che rappresenti te o il tuo lavoro. Il tuo racconto sarà pubblicato su questo blog nella sezione "Racconto in Movimento" , dandoti visibilità e la possibilità di condividere la tua creatività con un ampio pubblico. Libertà creativa totale , con una sola eccezione: non accettiamo testi di genere erotico. Per il resto, il tema è interamente a tua scelta! Requisiti: La lunghezza del racconto deve essere compresa tra 1000 e 2500 caratteri , in linea con il formato del racconto breve . Il manoscritto dovrà essere inviato in formato Word e già revisionato dall'autore. Se non hai mai scritto un racconto ma ti piacerebbe provare, ti consigliamo di leggere l’articolo " Come scrivere un racconto breve ", che pot...